10 PUNTI SULL’ECONOMIA FONDAMENTALE, UN’AGENDA DI RINNOVAMENTO PER CHI GOVERNA

Dopo il lockdown, per tentare di attenuare l’ondata di contagi, sarà necessaria la reazione dei decisori sul piano della politica economica. E’ per questo che il Foundational Economy Collective che raccoglie intellettuali e scienziati (docenti nelle Università di tutta Europa e in Italia, in quelle di Milano e Lecce) ha messo a punto una proposta articolata in dieci punti che definiscono un’ampia agenda di rinnovamento per chi governa.

È un’agenda provvisoria – scrivono sul loro Manifesto – e certamente sarà necessario rivederla, via via che la crisi si dipana. Ci sarà molto da imparare, dobbiamo ammetterlo con tutta la necessaria umiltà. Ma insistiamo nel sostenere che ciò di cui l’Europa ha bisogno, adesso, è la convergenza verso un insieme di principi nuovi, la cui applicazione sia poi modulata in ragione delle differenti situazioni nazionali e regionali. (…) L’obiettivo generale della proposta-Manifesto è estendere la responsabilità collettiva per la garanzia di beni e servizi fondamentali, in tutti i settori chiave.

I dieci punti mostrano che questa estensione può essere realizzata attraverso un ventaglio di strumenti diversi, come le licenze sociali e la tassazione dei patrimoni. Mostrano inoltre che questa riorganizzazione dev’essere concepita in maniera diversa per ciascun settore di attività, dall’edilizia residenziale alla distribuzione alimentare, passando per la distribuzione energetica. (…)

Quando la pandemia sarà finita, avremo bisogno di trovare un nuovo equilibrio, più lontano dalla logica dell’economia competitiva, e più vicino all’economia fondamentale, ovvero a quello spazio economico, per lo più protetto dalle dinamiche della concorrenza, nel quale si producono e si rendono disponibili i beni e i servizi essenziali per la vita quotidiana, che alimentano la qualità della vita e la sostenibilità. Bisogna prendere atto che la penetrazione delle grandi imprese finanziarizzate e del private equity in questo spazio economico, con i loro modelli di business orientati alla massimizzazione dei profitti nel breve termine, è un’intrusione indebita in attività fondamentali che, per assolvere alla loro funzione, possono garantire soltanto rendimenti bassi e costanti nel lungo periodo. (…)

I Punti:

IL PRIMO, LA SANITÀ

II. L’EDILIZIA RESIDENZIALE E L’ENERGIA

III. LA FILIERA ALIMENTARE

IV LA LICENZA SOCIALE PER UNA RESPONSABILITA’ DIFFUSA NEL MERCATO

 V.LA RIFORMA FISCALE

VI. INCENTIVARE INVESTIMENTI DA RISPARMI PRIVATI E STATALI

VII. QUALIFICARE LA RETE DI SCAMBIO ECONOMICO, PIU’ CORTA E PIU’ RELAZIONALE

VIII. TRANSIZIONE VERSO I MODELLI PARTECIPATIVI DELLA PIANIFICAZIONE URBANA

IX. RICOSTITUIRE LA CAPACITA’ DI GOVERNARE

X. L’INTERCONNESSIONE ECONOMICA RESPONSABILE CON I PAESI DEL MEDITERRANEO

 

(segnalazione di Vincenzo Fischetti)

scritto da: Carlo infante

  
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