(13.4.20) Pasquetta, la festa del “fuoriporta” dietro la porta di casa

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(13.4.2020) Siamo stremati dal lockdown che impedisce di uscire di casa per fare una passeggiata, magari in quel “fuoriporta” che da sempre esprime al miglior grado le feste pasquali. Ma ne abbiamo fatto una ragione, siamo consapevoli che è tale l’imprevedibilità del contagio dal virus COVID-19 che è necessario stare in guardia, anche perché sappiamo quanto sia difficilmente gestibile il libero arbitrio di una popolazione che spesso ignora il senso di responsabilità, creando assembramenti inconsulti.

In rete, in questo blog dell’Istituto Leoni, troviamo una riflessione di Riccardo Manzotti che affronta di petto la questione: “Non si deve correre, andare al mare, passeggiare in montagna, non perché sia un’attività oggettivamente correlata con il virus, ma perché siamo indegni, incapaci di fiducia.(…) Accettare il diktat dello stare a casa senza ragione non è solo un rischio sanitario (il danno che tanti avranno da questa inutile clausura domestica) ma soprattutto il fallimento del patto di ragione tra stato e cittadino. Allo stato non si chiede di spiegare le motivazioni razionali delle regole. Ai cittadini non si chiede di comportarsi responsabilmente. Ognuno viene meno ai suoi obblighi e ci si tratta con l’indulgenza tipica di persone immature.”(…)

Non condividiamo tutta la radicalità “liberista” (usiamo questo termine anche perché quel blog è nella sfera di un istituto che promuove il libero mercato) di quella posizione ma la troviamo acuta, entra nel vivo della contraddizione; per cui arriviamo a porci questa domanda: produrremo gli anticorpi non solo per il virus ma anche per la cura coercitiva?

Il punto che c’interessa, pensando al riavvio del Paese dopo questo reset, è creare le condizioni abilitanti (qui su RiavviaItalia stiamo raccogliendo idee e proposte in tal senso) per affrontare in modo intelligente la riapertura “parziale” dal lockdown i primi di maggio. Ragionare e mettere a punto, ad esempio, le forme più adeguate per riprendere a camminare, sciamare per i parchi, per sentieri, per le strade, tornare a guardarci intorno e a riflettere sulla bellezza di quegli ecosistemi, sia naturali sia urbani, con cui dobbiamo ristabilire una relazione profonda, di empatia e interconnessione socio-biologica.

Il cammino è la cura di cui abbiamo bisogno e ce lo conferma l’intervento di Marco Taddei su Il Tascabile, dove scrive: “In questi giorni di quarantena, in cui quattro miliardi di persone sono costrette nel loro domicilio, diventa sovversivo soltanto immaginare una passeggiata (…)” Vi ricorda il pellegrinaggio di Werner Herzog (nella foto), a piedi da Monaco a Parigi, per raggiungere la sua amica Lotte Eisner gravemente ammalata. “Quando io cammino, cammina un bisonte. Quando mi fermo, si riposa una montagna. (…)” scrive Herzog nel libro “Sentieri nel ghiaccio” che ricostruisce quell’avventura estrema in cui raggiunse il suo obiettivo: Lotte guarì. Quel cammino si rivelò una cura.

E’ in tal senso che con Paolo Piacentini di Federtrek e diversi altri “camminatori” ci stiamo confrontando per fare del camminare un vettore di trasformazione sociale. In un suo recente intervento su Comune-info.net  scrive: ” c’è urgenza di un confronto, senza steccati, per non farsi schiacciare dal pensiero unico dell’emergenza e ritrovarsi, tra qualche mese, a far finta che nulla sia accaduto senza avere, almeno tentato, la costruzione di un’idea nuova e forte per un futuro davvero sostenibile.”

Su questa piattaforma da più di una settimana abbiamo già rilanciato decine di idee e tra queste ce n’è una che riguarda proprio il camminare come impegno civico. Si tratta di quella del Trekking Urbano in cui si individua il format del walkabout-esplorazione partecipata radionomade in cui il camminare si rivela conversazione peripatetica con sistemi radio (che garantiscono il distanziamento) a volte diffusa anche in streaming web-radio. Un progetto di performing media che rende performanti “passeggiate senzienti” che possono contribuire a guarire un territorio, osservandolo riflettendoci e condividendo sguardi partecipati.

A proposito di progettualità di performing media, in cui l’uso delle tecnologie espande la potenzialità della performance, sono emerse delle proposte emblematiche da Cuocolo-Bosetti e da Carlo Presotto per ciò che riguarda una riconfigurazione dell’azione teatrale nella città, al di fuori dei luoghi deputati allo spettacolo che per mesi saranno inibiti alla programmazione. Quelle due esperienze operano da anni con quelle modalità radio e multimediali ed hanno un’esperienza magistrale per affrontare un tema preciso: gli eventi dal vivo al tempo della vita pubblica proibita. Sarà uno dei focus dei prossimi giorni.

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