(17.6.20) Ripartiamo dalla terra. Un appello di Slow Food

17 Giu, 2020

(17.6.2020) Siamo con Carlin Petrini quando scrive queste note di supporto all’appello di Slow Food al governo: “… dobbiamo rilanciare le filiere locali virtuose, quelle che garantiscono cibo buono e sano, che custodiscono il territorio e lo preservano dal dissesto. Durante la quarantena queste realtà hanno spesso dimostrato una straordinaria capacità di resilienza, inventandosi forme nuove di vendita diretta, organizzando azioni di solidarietà. Ma erano e sono filiere fragili, delicate, troppo spesso ignorate e dimenticate dalle politiche di sviluppo rurale. E oggi rischiano il collasso più di prima.” Il settore agroalimentare ha bisogno della massima attenzione perché non ci sono più alibi per portare ancora avanti politiche scellerate che hanno inquinato il suolo e compromesso la salute dei cittadini. O che hanno generato un tale spreco alimentare da non essere più tollerato, perché rappresenta l’entropia del sistema dei consumi.

 

Con l’appello Ripartiamo dalla terra, Slow Food propone al Governo un provvedimento a sostegno delle economie del settore agroalimentare. Non si tratta di un contributo a pioggia, di un provvedimento assistenziale, ma di una leva che potrebbe innescare un effetto moltiplicatore, facendo aumentare la domanda di prodotti locali.

Chiediamo di estendere il credito di imposta, già previsto per alcune spese legate all’emergenza Covid-19, ai ristoratori, alle strutture di accoglienza turistica e agli altri locali di somministrazione alimenti, per l’acquisto di prodotti agricoli e di artigianato alimentare di piccola scala legati a filiere locali, dove per locale si intende la dimensione regionale.

Questo significa che se un ristorante ha costi di acquisto (per questa tipologia di prodotti) pari ad esempio a 10.000 euro, potrà usare il 20% di tale somma, cioè 2.000 euro, per compensare le tasse o i contributi che deve pagare per i propri dipendenti. Il credito di imposta sale al 30% se i ristoratori si rivolgono ad aziende che praticano un’agricoltura biologica o biodinamica, che si trovano in aree montane e all’interno di aree protette. Questo meccanismo fiscale può avere straordinarie ricadute su un intero sistema economico e sociale, coinvolgendo cuochi (dagli osti di paese agli chef stellati), contadini, allevatori, pescatori e artigiani di piccola scala, strutture alberghiere (dai rifugi alpini agli hotel), botteghe.

Anzi, è più corretto parlare di una rete di sistemi: migliaia di sistemi locali, decine di migliaia di comunità che rappresentano la parte migliore del Paese, quella che si prende cura dei paesaggi rurali, della biodiversità, della cultura, delle ricchezze artistiche e architettoniche, della salute dell’ambiente e dei cittadini.

Quella che si fa custode di bellezza e sapere. E che fa economia, non solo poesia. Un’economia sana, di relazione, basata sulla solidarietà sociale e non sul cannibalismo dei forti a svantaggio dei più deboli, basata sulla cura e sul rispetto e non sulla depredazione delle risorse naturali. Slow Food, coinvolgendo imprese, fondazioni e istituzioni, sta creando un fondo per sostenere in tutta Italia queste comunità, che a noi piace definire comunità del cambiamento. Con questo appello chiediamo alla politica di fare la sua parte. Chiediamo di fare una scelta. Di non ripetere gli errori di un “secolo superbo e sciocco” che è riuscito, infine, a togliere ai giovani il bene più prezioso: l’ottimismo verso il futuro.

L’eccellenza del cibo italiano, insieme ad altre (come il design e la moda), è il principale punto di forza dell’immagine dell’Italia in tutto il mondo. E, se è indiscutibile il ruolo delle grandi imprese, è indubbio che la narrazione del nostro territorio si regge totalmente sul patrimonio costruito nel corso dei secoli dalle comunità locali ed è legata in modo indissolubile alla qualità delle materie prime e alla salvaguardia dei paesaggi rurali. Insieme alla legge contro le aste al doppio ribasso, che ci auguriamo venga approvata al più presto, questo provvedimento sul credito di imposta sarebbe un altro passo politico fondamentale per sostenere chi produce cibo buono, pulito e giusto.

Aggiunto da Carlo infante

  

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