Altofest, progetto artistico di socialità sperimentale in forma di festival

Accogliamo il progetto di prossimità artistica e performativa Altofest perché rappresenta un modello peculiare di progettazione culturale resiliente. E’ quindi un’eccezione, dato che questa piattaforma di progetti per il riavvio del Paese non può accogliere tutte le proposte di festival o altri prodotti culturali, se non particolarmente connotati. Dopotutto amiamo più le eccezioni che le regole…Per qualsiasi altra proposta “fuori quadro” abbiamo attivato il forum.

Altofest nasce a Napoli nel 2011 come atto di resistenza artistica e politica, con l’intento di DARE LUOGO ad una comunità generatrice di un pensiero critico, che tenga alta l’allerta su ogni tentativo di massificazione della proposta culturale imposta dall’alto, capace di riconoscere la cultura come bene primario. Tentiamo di innestare un processo trasversale, che richiami al dialogo tutte le componenti sociali del tessuto urbano, il cui connettore è la visione estranea, straniera, espressa attraverso la pluralità dei linguaggi delle arti dal vivo ospitati nel programma di Altofest. L’interferenza semantica dona alla comunità l’occasione per parlarsi in una lingua neutra, incontrarsi in uno spazio di rischio condiviso.
Altofest unisce la dimensione intima propria delle case e delle famiglie coinvolte, con la dimensione estetica e poetica propria delle opere e dei processi artistici che i cittadini accolgono nei propri spazi. Artisti internazionali e cittadini condividono per due settimane tempo e spazio, abitando insieme.
Altofest è un progetto human-specific, concepito come un’opera-sistema in forma di festival, che si innesta nel tessuto socio-urbano in cui accade.

Le case diventano spazio di residenza artistica per due settimane, e luoghi di programmazione aperta al pubblico per 5 giorni, dalle 11:00 alle 24:00. Esso coinvolge differenti aree della città. L’opera d’arte irrompe nel quotidiano, lasciando emergere la parte poetica dell’esistenza.
Altofest si fonda sulla prossimità, sul dono, sulla cura reciproca, dando vita ad una relazione diretta tra artista e cittadino residente.

La prossimità espone donatore ed artista ad una mutua perdita di possesso, rispettivamente degli oggetti e dei luoghi, e dell’opera d’arte.
Il dono è il vincolo attraverso il quale all’espropriazione dell’uno segue invocata e pretesa l’espropriazione dell’altro. Il dislocamento dell’opera, privata delle condizioni garantite dallo spazio formale per cui è nata, abita un nuovo spazio, le sue geometrie e la sua memoria. Il privato non è più proprio, ma intimità condivisa. Non si tratta solo di ospitare un’opera nella propria casa, ma di lasciare che la presenza quotidiana di un artista al lavoro contamini la visione di chi abita o attraversa quello stesso spazio. L’urgenza creativa dell’artista si fonde con le necessità del suo ospite, in un dialogo che ridefinisce l’opera, i segni che la compongono, così come lo spazio abitato e gli oggetti che lo definiscono “familiare”.
Il cittadino che partecipa al progetto ne è parte strutturale e fondante, non utente o destinatario, ma agente del processo; egli si prende cura dell’opera d’arte e l’artista a sua volta si prende cura del suo ospite e della sua comunità di riferimento.

Gli interventi artistici sono intervallati da momenti pubblici di discussione, coordinati dalla Co.R (Comunità di Ricerca) e dedicati all’elaborazione degli interrogativi teorici che emergono dalle pratiche che Altofest attiva; e da occasioni di incontro con gli esperti culturali internazionali invitati ad animare Texture (piattaforma di confronto su visioni e pratiche di progettazione culturale).

Il programma di Altofest è composto da una selezione di opere originali, ideate per uno spazio formale, compiute e già presentate al pubblico, a tema e contenuto libero, che appartengono al campo dell’Arte dal vivo. Agli artisti è richiesto un atto di traduzione dei segni che compongono l’opera. Si dà vita ad un processo di risemantizzazione.

La prospettiva curatoriale che disegna il “fest” si origina da una meticolosa attenzione al rapporto uno ad uno fra artista e donatore, lasciando che il potenziale generativo di questo incontro possa propagarsi al sistema di relazioni entro cui ciascuno si muove, attraverso i diversi strati dell’abitare. Dare luogo ad uno spazio comune, una geografia sospesa, da costruire costantemente, facendo di Altofest un progetto di socialità sperimentale.

Aggiunto da TeatrInGestAzione

scritto da: un visitatore

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