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Corso su Performing Media alla Sapienza-Università di Roma: il percorso

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Carlo infante
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Corso su Performing Media al Dipartimento PIANIFICAZIONE, DESIGN, TECNOLOGIA DELL'ARCHITETTURA della Sapienza-Università di Roma

Performing media è un ambito che non riguarda più solo la sperimentazione dei linguaggi performativi ma la progettazione di
eventi e piattaforme cross-media per l’interazione tra le reti e il territorio.

Con l'evoluzione dei media interattivi, sempre più performanti, si pone la questione dell'uso creativo di questi sistemi che di fatto stanno delineando i nuovi termini dell'azione nello spazio pubblico con espressioni di urbanismo tattico come quelle di Urban Experience.
In questo senso è decisivo progettare azioni che usino le reti per sollecitare dinamiche partecipative per la co-progettazione nell'ambito della resilienza urbana e il cosiddetto New Bauhaus.
L’attività di ricerca è quindi rivolta non solo al sistema dei media ma alle peculiarità dei territori, attraverso format come le esplorazioni radionomadi, le mappe interattive e il geo-podcasting.
Si tratta di come progettare un uso sociale e creativo delle reti attraverso un particolare approccio di Innovazione Territoriale, innervato alle soluzioni più evolute dell'Interaction Design, del web 2.0, dell'Intelligenza Artificiale e degli NFT (Non-Fungible Token) .

carlo@performingmedia.org

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Simone Diodati
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"Con l'evoluzione dei media interattivi, sempre più performanti, si pone la questione dell'uso creativo di questi sistemi che di fatto stanno delineando i nuovi termini dell'azione nello spazio pubblico con espressioni di urbanismo tattico come quelle di Urban Experience"

@carlo 
Buon pomeriggio professore,

mi piacerebbe soffermarmi su questa sua frase e sulla conseguente analisi scaturita in classe durante l'ultima lezione. In particolare vorrei condividere una mia diretta esperienza che presenta notevoli punti di contatto con la sua riflessione.
Il progetto di tesi che ho sviluppato presso il Politecnico di Torino si chiama "Urbanismo tattico e mobilità sostenibile per la rigenerazione urbana" e si interroga sui fattori che generano e trasformano le criticità e le malattie sociali dei centri urbani (tramite una lucida analisi storico-concettuale di tematiche quali l'urbanistica, la mobilità sostenibile e l'urbanismo tattico), andando ad individuare il ruolo che il design e la progettazione occupano all'interno di questo scenario.

A partire da queste considerazioni è stato sviluppato un progetto di rigenerazione sociale, ambientale ed economica fortemente promosso dalla Città di Torino che, attraverso il Mobility Lab, ha fornito tutte le informazioni necessarie per comprendere il complesso scenario di San Salvario, storico quartiere torinese ed oggetto di indagine. Sulla base di queste solide fondamenta è nato il progetto SPAZIOAPERTO che rappresenta una proposta in grado di comunicare con Corso Marconi (area d'azione del progetto) e con tutte le persone che vi si interfacciano.

Tutto è avvenuto in piena pandemia (Dicembre 2020), quando Torino era zona rossa, per cui i tempi di applicazione e realizzazione del progetto (che prevede la pedonalizzazione di un'area di 30 x 300 metri) si sono prolungati ma con mia grande soddisfazione posso comunicarle che ci sono già state prime applicazioni ufficialmente realizzate che sono figlie di questo progetto di tesi: nuovi spazi urbani sono infatti stati restituiti ai cittadini e all'intera comunità, secondo azioni di urbanismo tattico in cui il cittadino interagisce col territorio tanto quanto con il suo nucleo sociale.

Ho condiviso quest'esperienza perchè ho pensato possa offrire spunti di riflessione e dibattito; chiaramente sono stato estremamente sintetico a causa della mole di argomenti ma qualora ci fosse interesse, potrei fornire maggiori informazioni e dettagli (visivi e contenutistici) durante la prossima lezione.

Simone Diodati, 2016734.

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Carlo infante
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Pubblicato da: @carlo0
"Con l'evoluzione dei media interattivi, sempre più performanti, si pone la questione dell'uso creativo di questi sistemi che di fatto stanno delineando i nuovi termini dell'azione nello spazio pubblico con espressioni di urbanismo tattico come quelle di Urban Experience"

@carlo 
Buon pomeriggio professore,

mi piacerebbe soffermarmi su questa sua frase e sulla conseguente analisi scaturita in classe durante l'ultima lezione. In particolare vorrei condividere una mia diretta esperienza che presenta notevoli punti di contatto con la sua riflessione.
Il progetto di tesi che ho sviluppato presso il Politecnico di Torino si chiama "Urbanismo tattico e mobilità sostenibile per la rigenerazione urbana" e si interroga sui fattori che generano e trasformano le criticità e le malattie sociali dei centri urbani (tramite una lucida analisi storico-concettuale di tematiche quali l'urbanistica, la mobilità sostenibile e l'urbanismo tattico), andando ad individuare il ruolo che il design e la progettazione occupano all'interno di questo scenario.

<<<benissimo, vedo che sei già dentro la questione

A partire da queste considerazioni è stato sviluppato un progetto di rigenerazione sociale, ambientale ed economica fortemente promosso dalla Città di Torino che, attraverso il Mobility Lab, ha fornito tutte le informazioni necessarie per comprendere il complesso scenario di San Salvario, storico quartiere torinese ed oggetto di indagine. Sulla base di queste solide fondamenta è nato il progetto SPAZIOAPERTO che rappresenta una proposta in grado di comunicare con Corso Marconi (area d'azione del progetto) e con tutte le persone che vi si interfacciano.

Tutto è avvenuto in piena pandemia (Dicembre 2020), quando Torino era zona rossa, per cui i tempi di applicazione e realizzazione del progetto (che prevede la pedonalizzazione di un'area di 30 x 300 metri) si sono prolungati ma con mia grande soddisfazione posso comunicarle che ci sono già state prime applicazioni ufficialmente realizzate che sono figlie di questo progetto di tesi: nuovi spazi urbani sono infatti stati restituiti ai cittadini e all'intera comunità, secondo azioni di urbanismo tattico in cui il cittadino interagisce col territorio tanto quanto con il suo nucleo sociale.

<<< ottima esperienza, linko qui quella che ho fatto proprio a San Salvario anni fa

Ho condiviso quest'esperienza perchè ho pensato possa offrire spunti di riflessione e dibattito; chiaramente sono stato estremamente sintetico a causa della mole di argomenti ma qualora ci fosse interesse, potrei fornire maggiori informazioni e dettagli (visivi e contenutistici) durante la prossima lezione.

<<< appena finito il talk ci confrontreremo, anche su questa tua esperienza. Hai un link da mettere?

Simone Diodati, 2016734.

 

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Simone Diodati
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@carlo 

Ho letto l'articolo del ToWalkabout in San Salvario e da progettista sono rimasto subito colpito da un elemento decisivo: ogni esperienza vissuta e narrata in San Salvario parte dalla stessa premessa, ovvero dalla duplice natura del quartiere che è uno dei nuclei storici della città più importanti dal punto di vista dell'identità locale ma allo stesso tempo è contemporaneamente eterogenea nelle culture e nelle etnie in quanto meta principale dei flussi migratori. Questo offre a noi creativi la possibilità di narrare una storia in continua evoluzione e differente a seconda del punto di vista da cui la si osserva.
Da questo ragionamento estrapolo la mia prima tag-parola chiave che è #prospettiva .

Sarebbe interessante, se pensiamo al contesto romano, capire qual è la prospettiva ideale per progettare (nei termini di urbanismo tattico) e quali strumenti, all'interno del sistema dei media, risultano più efficaci per generare un'azione di resilienza urbana e sollecitare dinamiche partecipative.

 

Per quanto riguarda link da condividere circa la mia esperienza in San Salvario, on-line non sono presenti indirizzi web in cui poter osservare il progetto (se non articoli di giornali locali) in quanto la mia azione risulta essere uno step integrato in un progetto che ha conclusione nel 2023 (io mi sono mosso in Corso Marconi, altri progettisti gestiranno altri raggi di azione), però mi assicurerò di portare per la lezione di giovedì 10 Marzo la giusta documentazione: in particolare gli elementi più interessanti in mio possesso sono la tesi stessa (400 pagine narrate, graficate e coordinate dall'uso costante di infografiche) e la presentazione per la proclamazione di Laurea (66 slide che mostrano processo di ricerca e progetto accennato nel post precedente).

Simone Diodati, 2016734.

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Carlo infante
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@carlo0 tutta quella bella esperienza, quel valore, quella tua lucidità... e niente traccia web?

Credo che questo sia il #buconero.

Devi risolverlo: fai una pagina web in cui ricostruire quella tua esperienza.

E' quasi un imperativo...senza un link non trovo interessante neanche parlarne.

Credo che sia fondamentale avere una pagina web in cui ricostruire esperienze significative...non bastano schegge sui social...e tantomeno libri (troppo sopravvalulati come media...si sono tali: un libro è un medium).

Per quanto apprezzi ciò che hai fatto troverò interessante prenderla in considerazione la tua esperienza solo se avremo un link che parte qui dal forum.

Lo userò in proiezione, quessto forum, per accogliere i feedback di tutti, possibilmente con link utili al confronto sulla base dei principi del performing media.

Come nel tuo caso, simone, dove hai visto come format di performing media (quali sono il geoblog e il walkabout) abbiano anticipato i temi e i modi dell'"urbanismo tattico".

 

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Simone Diodati
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@carlo professore purtroppo questo progetto fa parte di una macro-progettazione che solo nel 2023 sarà completata perciò, benchè la sua esistenza sia di dominio pubblico e diversi articoli siano stati scritti a riguardo, non mi è permesso caricare on-line materiale di lavoro in quanto c'è una committenza pubblica e delle istituzioni coinvolte: per questo motivo mi ero proposto di mostrare una presentazione in aula. Però comprendo l'importanza di tenere traccia web di tali esperienze, per cui condivido seduta stante con il forum un episodio che credo sia molto vicino a ciò che svolgeremo durante le prossime lezioni, quantomeno per le modalità.

Nel 2019 ho realizzato con il mio gruppo di lavoro (3 membri in totale) una proposta di city branding per la città di Ivrea (TO), il cui Comune rappresentava la commissione. Secondo una logica molto vicina a quella del walkabout mi sono recato presso il nucleo storico della città, esplorandone i #meandri e dialogando, in maniera ufficiosa e/o in maniera formale tramite interviste, con gli storici cittadini di Ivrea e con gli esercenti locali; in particolare sono state raccolte numerose testimonianze circa il periodo d'oro della Olivetti, per cui è stato molto interessante constatare come la città da una parte guardasse malinconicamente al passato (rimpiangendo la fertilità sociale e produttiva del polo olivettiano) mentre dall'altra cercasse di attirare nuovamente turisti (in funzione di un'esplorazione del territorio) e giovani abitanti (in funzione di una ricostruzione del nucleo storico/sociale). Da queste considerazioni è stata sviluppata un'azione di city branding rivolta non solo alla città di Ivrea ma all'intera area dell'Eporediese, in modo da enfatizzare la #eterogeneità del territorio e di ciò che ha da offrire. Il tutto è stato svolto pensando di integrare media convenzionali e non, per un'azione tanto coordinata quanto coerente.

Condivido qui il progetto, sperando che possa offrire ottimi spunti di riflessione.

 

ZONA OMOGENEA EPOREDIESE

https://www.behance.net/gallery/93449617/Zona-Omogenea-Eporediese-Place-branding

 

Anche Roma è estremamente eterogenea nella sua essenza, credo che focalizzarci sulle #diversità del #territorio ci fornisca il giusto punto di #prospettiva.

Simone Diodati, 2016734.

 

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Carlo infante
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Pubblicato da: @carlo0

@carlo professore purtroppo questo progetto fa parte di una macro-progettazione che solo nel 2023 sarà completata perciò, benchè la sua esistenza sia di dominio pubblico e diversi articoli siano stati scritti a riguardo, non mi è permesso caricare on-line materiale di lavoro in quanto c'è una committenza pubblica e delle istituzioni coinvolte...

<<<appunto, proprio perchè è PUBBLICA dovrebbe essere pubblico anche il work in progress...

ma capisco tutto, so in che mondo vivo: c'è ancora troppa "gelosia" del proprio know how, con l'alibi della riservatezza... che non sai quanto mi irrita.

Penso che ciò sia un'inibizione della conoscenza come processo aperto. Tieni conto che il performing media trova orgine nel concetto di open source (penso sia chiaro a tutti questo concetto aureo).

Nel 2019 ho realizzato con il mio gruppo di lavoro (3 membri in totale) una proposta di city branding per la città di Ivrea...

Condivido qui il progetto, sperando che possa offrire ottimi spunti di riflessione.

 ZONA OMOGENEA EPOREDIESE https://www.behance.net/gallery/93449617/Zona-Omogenea-Eporediese-Place-branding

 <<< ottimo questo, ne parleremo... sai che Ivrea ha avuto l'Interaction Design Center

ci collaborai

 

Anche Roma è estremamente eterogenea nella sua essenza, credo che focalizzarci sulle #diversità del #territorio ci fornisca il giusto punto di #prospettiva.

<<< giusto è la città PLURALE per eccellenza. Leggi qui  è una buona pista da battere

 

 

 

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Simone Diodati
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@carlo mi trova d'accordo con lei sul concetto di open source come base del performing media, specie se pensiamo a quanto il concetto di multimediale si sia evoluto in funzione dell'interazione col pubblico e della sua accessibilità condivisa.

Per quanto riguarda l'Interaction Design Center di Ivrea... sono assolutamente consapevole di questo grande pezzo di storia eporediese: è incredibile vedere come, sulla scia della visionaria tradizione della Olivetti, si sia raggiunta la creazione di Arduino e come i frutti del design di formazione eporediese abbiano poi influenzato l'attuale sistema di Interaction Design mondiale!

 

Soffermandomi invece sulla lettura di "Roma resiliente..." suggerita, trovo interessante il ricorso, nella narrazione dell'azione di esplorazione di Urban Experience,  all'uso della figura mitologica di Giano. La presenza del doppio volto indica un simultaneo sguardo al passato e al futuro e credo che questo sia un buon punto di partenza per spunti progettuali e riflessioni circa il nostro approccio alla questione del performing media: guardare al passato, essere consapevoli della pluralità intrinseca della storia romana ci permette, a mio parere, di guardare (e pensare) il futuro nella ricerca di un'omogenea commistione di linguaggi eterogenei.

#commistione

Diodati Simone, 2016734.

 

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Carlo infante
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Carlo infante
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Avete fatto passare una notte senza neanche sfoderare un feedback, dopo l'incontro veloce di ieri.

Non male, confermate lo stato d'inerzia in cui sono adagiati molti (troppi) studenti infrattati nel sistema universitario.

Eppure alcuni di voi mi sembravano più proattivi... arrivate anche da altre città...forse perchè Roma è bella? Lo è di più...è terribile...sapete di Cibele, la sua diivinità preferita? https://www.urbanexperience.it/le-ultime-azioni-di-paesaggi-umani-a-testaccio-ponte-di-ferro-riva-ostiense-tor-bella-monaca/

non è che vi state comportando come quei ragazzini aquattati nelle classi che tendono a mimetizzarsi e a non uscire mai allo scoperto?

Qui si tratta di uscire allo scoperto, fregatevene se siete i primi a farlo...

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Carlo infante
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ok, capisco, non vi va di scrivere. Mi arrivano richieste d'amicizia attraverso questa piattaforma (che non si usava quasi più...se non per forum con gli studenti...a proposito date un'occhiata a quello fatto con Scienze della Formazione di UniRoma3) ma non feedback precisi. Non si tratta di scrivere tesine...

Individuate attraverso delle TAG-parolechiave i vari passaggi (già delineati nel mio intervento e in questo link) che vi riguardano di più e su cui vorreste che mi soffermassi di più nella mia lezione di giovedì prossimo.

E mandatemi anche le vostre email a carlo@urbanexperience.it così vi tengo informati delle prossime azioni di urbanexperience, come questa che vi linko qui e che vi vedrà coivolti in un walkabout il 7 aprile  https://www.urbanexperience.it/eventi/iii-edizione-softscience/

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Aurora Cesari
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@carlo #tecnologieabilitanti - ma quanto abilitanti e quanto soporifere?

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Carlo infante
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@carlo

come avrai capito non mi occupo dell'uso standard (e di conseguenza prevedibile e forse soporifero) delle tecnoloigie

 

la domanda da farsi è cos'è che rende performante i media?

 

giovedì rispondo

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Josè Antonio Sasso
Registrato: 4 mesi fa

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@carlo

"Ciò determina un nuovo rapporto uomo-macchina, sempre più simbiotico, reso fluido dalla semplicità d’uso e dalla sollecitazione percettiva e sensoriale delle soluzioni evolute dell’interaction design dove l’interfaccia aptica con un gesto, esplicita un’estensione del corpo."

Salve,
A mio parere, potrebbe essere interessante esplorare, durante la prossima lezione, l’evoluzione e il ruolo dei dispositivi tecnologici nell’ambito divulgazione culturale: come rendere appetibili e funzionali queste “protesi tecnologico-percettive” per le nuove generazioni, le stesse per le quali l’agire con un dispositivo tecnologico non rappresenta un qualcosa di ignoto al quale adattarsi, da scoprire e conoscere (come è avvenuto per i nostri antenati), ma un perenne sottofondo quotidiano, con il quale si sono interfacciate sin dalla nascita? Come possono la parola e il gesto adattarsi alla tecnologia, senza perdere la loro dimensione fisica e simbolica?

Josè

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Carlo infante
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rispondo tra le tue righe

///nell’ambito divulgazione culturale

non amo questo concetto sottende paternalismo culturale

///qualcosa di ignoto al quale adattarsi

di ignoto ce ne è, eccome

e ciò comporta un coraggio epistemologico

///Come possono la parola e il gesto adattarsi alla tecnologia, senza perdere la loro dimensione fisica e simbolica?Josè

ok giovedì partirò nel mio talk rispondendo a questa domanda

 

 

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Bianca Buzzanca
Registrato: 4 mesi fa

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@carlo 

#usciredentro: nell'esplorare la città, esploriamo le stratificazioni di noi stessi?

Il camminare è sempre stato un gesto di appropriazione (marcare il proprio territorio) e un gesto di esposizione (di sé, degli altri, del corpo), quindi un gesto costitutivo (cammino, dunque sono).

Possiamo dire che il cammino sia associato allo svolgimento di un racconto? Di un'auto-narrazione, del sé tramite la città?

 

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Carlo infante
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Pubblicato da: @carlo4

@carlo 

#usciredentro: nell'esplorare la città, esploriamo le stratificazioni di noi stessi?

sì, come avrai forse letto qui https://www.urbanexperience.it/performing-media-storytelling-lo-sviluppo-glocal/

 

Il camminare è sempre stato un gesto di appropriazione (marcare il proprio territorio) e un gesto di esposizione (di sé, degli altri, del corpo), quindi un gesto costitutivo (cammino, dunque sono).

Possiamo dire che il cammino sia associato allo svolgimento di un racconto? Di un'auto-narrazione, del sé tramite la città?

sì, anche se tendo a svincolarmi dai modelli letterari, leggi qui sulle pratiche del narrare e dell’errare https://www.urbanexperience.it/conversando-con-marco-baliani-sulle-pratiche-del-narrare-e-dellerrare/

 

 

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Sharon Gastaldin
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Registrato: 4 mesi fa

#Muoversi come api. 

#La percezione è più importante della realtà.

 

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