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Corso su Performing Media alla Sapienza-Università di Roma: focus NFT e Metaverso

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Massimo
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Qui approfondiamo i temi legati a NFT, Metaverso e blockchain.

 

Cosa sono gli NFT? Quali cambiamenti potrebbe portare questa nuova "tecnologia" ? Come possiamo usarlo

103 risposte
Massimo
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Vi allego le slide della lezione di ieri. Purtroppo io non amo fare slide piene di testo, quindi non ne troverete qui, dovrete fare affidamento sui vostri appunti. Ho però aggiunto dei link su alcuni elementi. Vi potrebbe comunque tornare utile come riferimento.

 

Alla prossima lezione

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Simone Diodati
Registrato: 4 mesi fa

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@admin 

La lezione sugli NFT è stata molto interessante ed il dialogo che è sorto in aula circa i problemi di definizione, etimologia ed applicazione di questa nuova tecnologia pone sicuramente degli ottimi spunti di riflessione: da studente (progettista) mi chiedo come ognuno di noi possa integrare questo nuovo strumento (NFT) rispetto ad un'area della progettazione specifica quale (ad esempio) il branding. Molte aziende stanno digitalizzando il loro brand ed i loro prodotti ma questo succede solo nei casi di un marchio consolidato nel mercato e nel target (ad esempio Nike). E se invece fossimo chiamati a progettare un brand che ancora non esiste nella realtà e si pone l'obiettivo di scavalcare questa barriera, per prendere vita unicamente nel Metaverso? Sicuramente è una questione spinosa ma offre nuovi spiragli e strumenti a noi progettisti! Sono molto interessato alla questione in quanto mi sono sempre lasciato trasportare dagli aspetti della progettazione legati al Visual Design

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Massimo
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Qui trovate le slide della lezione di ieri su Utility e "come aprire un wallet e creare il primo NFT". Mi raccomando tutte le avvertenze sul wallet, fino a che non ci mettete i soldi non ci sono problemi, ma prestate la massima cura, leggete tutte le indicazioni e SALVATE LA SEED PHRASE in un posto SICURO.

Per domande e spiegazioni siamo qui.

Alla prossima lezione.

https://drive.google.com/file/d/1V8uLIyu8XdSrEI2gKYgFTSIZHYAn5jBQ/view?usp=sharing

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Serena Giglio
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Ragionando sugli NFT, ho tratto alcune considerazioni che si ricollegano al saggio di Walter Benjamin L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica. In questo saggio, egli afferma che il cinema distrugge il concetto di opera d'arte (basato sul qui ed ora, unico e irripetibile), in quanto realizzato per essere riprodotto più volte. Personalmente mi trovo in disaccordo con questo modo di vedere il cinema, tuttavia trovo che il pensiero dell'autore abbia senso se applicato al mondo degli NFT. Perciò mi chiedo: come può un NFT avere un valore monetario così alto se fisicamente non esiste, la sua autenticità non è accertata al 100% e chiunque può comprarlo e rivenderlo in qualsiasi momento? Come si calcola il valore di un NFT?

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Massimo
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@serenagiglio la domanda è molto giusta e richiederebbe una risposta molto complessa. Posso iniziare col dirti che le cose stanno cambiando proprio in questi giorni. È chiaro che ci troviamo in una bolla attualmente, ma una bolla che è vicina al collasso. Già oggi è molto più difficile vendere NFT perché gli acquirenti potenziali (finalmente) stanno cominciando a chiedersi in che modo potrebbero rientrare dell'investimento fatto. Per questo nella scorsa lezione abbiamo parlato di utility. Questo aspetto sta diventando sempre più rilevante.
Il fatto che fisicamente non esista è un problema superato, l'arte visuale è ormai acquisita. Ma basta pensare alla musica, il valore non era dato dal supporto fisico (che ora non esiste neanche più). O per il cinema ecc.
Il calcolo del valore di un NFT è, appunto, ora un problema complesso. Si ci sono le utility, ma un artista non dovrebbe veder valutata la sua arte in base ai benefici accessori. Io auspico, che prima o poi si faccia un passo indietro di qualche tipo e dalla illusione drogata della disintermediazione (spero che Carlo non mi stia leggendo) si possa ritornare a un sistema (magari 2.0, anzi ormai 3.0) di "arte curata", che il valore venga di nuovo legato al contenuto, artistico e non solo, più che alla diffusione, popolarità di un team di creativi. Vedremo.
Mi piacerebbe sapere che ne pensate voi.

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Giorgia Di Stefano
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In questi giorni nei social mi è comparsa la notizia di Heineken che ha inaugurato a Milano il primo MetaBar al mondo, un "temporary bar" firmato che cerca di azzerare il confine tra mondo reale e virtuale.
Uno spazio in cui ogni elemento è stato concepito per dare l’illusione di entrare nel #metaverso e dove anche semplici gesti come servire una birra, intrattenere gli ospiti e gestire gli ingressi nel locale vengono fatti da #avatar .Due banconi da bar, la postazione del deejay, una sala per ballare, una per giocare, l'altra lounge. Uno spazio virtuale con buttafuori e baristi avatar in grado di intrattenere, suonare e interagire con gli avventori.

Il bar del futuro sarà realmente così? Gestito esclusivamente da avatar come quello targato Heineken? Tagliare il personale significa ridurre le spese e quindi aumentare il profitto? Anche se per ora è solo un’iniziativa di comunicazione, non si può escludere che nei prossimi anni il concept possa diventare una realtà e che si affianchi ai “bar normali”, come è accaduto per i negozi automatici.

Qual'è il confine, mi chiedo, tra #reale e metaverso? Fino a che punto siamo pronti a spingerci? 

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