ARCHITETTURA GASSOSA E REALISMO ECOLOGICO. Progetti per la costruzione di comunità resilienti alla Biennale Architettura

Nell’ambito degli degli eventi del Padiglione Italia della Biennale Architettura 2021, Venezia

Urban Experience interviene il 24 giugno, nel CONVEGNO INTERNAZIONALE che si svolge on line tra il 23 e il 28 Giugno 2021

ARCHITETTURA GASSOSA E REALISMO ECOLOGICO. Progetti per la costruzione di comunità resilienti

L’Architettura Gassosa, dopo essere stato nel 2018 uno degli eventi più interessanti del Padiglione Spagna, ritorna in Biennale Architettura, e questa volta entra a far parte degli eventi Padiglione Italia di Alessandro Melis. Un convegno Internazionale interamente online in ottemperanza alle misure, cautelative, preventive e di contenimento CoVID-19, dal titolo “ARCHITETTURA GASSOSA E REALISMO ECOLOGICO, progetti per la costruzione di comunità resilienti”, dal 23 al 28 di Giugno p.v, in diretta streaming al Padiglione Italia il 23 Giugno. Il convegno, ideato da Emmanuele Lo Giudice e curato insieme a Lucia Krasovec-Lucas, è promosso da AIDIA Trieste (Associazione Architetti ed Ingegneri Donne) e realizzato in collaborazione con la Facoltà di Architettura dell’Università di Genova.

Per partecipare: Eventbrite.

Diviso in sei giornate tematiche con ospiti di grande prestigio internazionale analizzerà la condizione contemporanea e i principi dell’Architettura Gassosa, per un radicale ripensamento dell’architettura e del tessuto urbano. Dobbiamo prende atto che l’attuale crisi climatica e la pandemia che stiamo vivendo hanno reso evidenti a tutti che l’idea di città e di architettura, rispetto alle forme con cui le abbiamo sempre considerate – nella loro concezione spaziale di luogo specifico, pianificato e programmato – sembrano oggi non rispondere più alle strutture sociali verso cui la comunità si sta evolvendo. Anche i sistemi delle relazioni sono cambiati, passando da strutture regolate da rigide gerarchie sociali a strutture i cui legami sono sempre più temporanei e complessi. Quello che stiamo sperimentando è una vera e propria trasformazione che apre la strada a una nuova realtà, a nuove forme di resilienza, a nuovi stili di vita e a nuove organizzazioni sociali. Una metamorfosi gassosa in un realismo ecologico che ci spinge ad ragionare su dei nuovi modelli sostenibili cui poter costruire il nostro futuro di cui l’Architettura Gassosa si fa portavoce.

Pagina facebook di Architettura Gassosa

Urban Experience e RiavviaItalia sono partner dell’evento.

Interverremo il 24 giugno alle ore 15 su I paesaggi umani della resilienza urbana per la rete dei beni comuni

È un gesto politico-poetico di urbanismo tattico esplorare i paesaggi umani di qualsiasi periferia, comprese quelle che si trovano tra le pieghe delle aree interne e di centri che hanno perso la memoria. L’obiettivo è far parlare la città, camminandola e rilanciandola via radio (locale, con sistemi whisper-radio e al contempo globale con lo streaming via web radio) con i walkabout che lasciano tracce georeferenziate su una mappa parlante, in cui ascoltare le voci dei territori coinvolti in esplorazioni in cui si accende sguardo partecipato. È un metodo che rivela il suo etimo (methodos: riflettere camminando) permettendo di tradurre azioni senzienti e psicogeografiche in scrittura esperienziale sul geoblog, per trarre e distillare storie dagli indizi raccolti nelle geografie urbane. Frammenti di storie senza struttura narrativa ma evocativi e performanti, capaci di riaccendere l’attenzione sul genius loci perduto, ricostruendo dei paesaggi umani. Si tratta di un performing media storytelling che ripristina il senso naturale delle cose e insieme batte il tempo di una evoluzione antropologica che gioca con le nuove sensibilità digitali per attuare un’innovazione adattiva che faccia del web un nuovo spazio pubblico e si misuri con la creatività sociale diffusa. Una tensione desiderante tesa a rivelare l’autenticità di un concetto strategico come quello della resilienza urbana, distillato in 10 anni di esperienze congeniali, concentrandosi più sulla singolarità della smart community quando tutti si buttavano sulla smart city.

Rilevare l’aspetto dei Paesaggi Umani comporta un’attenzione sodale verso quelle storie inscritte nelle geografie urbane, cogliendo le
stratificazioni scandite dalla antropizzazione. Ciò permette di individuare nei cittadini i protagonisti del destino di quell’insieme di risorse (energetiche, idriche, paesaggistiche, culturali) da gestire nelle diverse espressioni di creatività sociale, dall’auto-organizzazione alla sussidiarietà, per promuovere reti dei beni comuni rivolte alle generazioni future.

Il paesaggio è la risultante di un luogo, non è solo un’impronta geologica ma un’autobiografia composta da echi di storie disseminate nelle geografie di una città. Un paesaggio è come il volto di un territorio, una forma segnata dalla vita che scorre lasciando segni che incidono nelle coscienze, scorrendo come un torrente carsico, dentro. E’ questo lo spirito con cui Urban Experience esplora i territori, rilevando le tracce di chi li ha vissuti e attraversati, con sguardo psicogeografico e pensiero laterale, per rivelare il senso di quei luoghi interpretandone la trama. In una ricomposizione di tracce che delineano Paesaggi Umani fatti di antropizzazione, storie inscritte nelle geografie, riscatto sociale, politiche e poetiche. Una prima traccia progettuale su Paesaggi Umani è stata avviata nel 2009 nelle Marche picene, promossa da Comunanze.net, un social networking territoriale nato prima dell’impatto di Facebook (utilizzando la piattaforma partecipativa Ning) sulla scia dell’insegnamento di Performing Media all’Accademia di Belle Arti di Macerata dai primi anni del 2000. Quel termine arrivò la Licia Canicola che seguì da vicino Joyce Lussu, scrittrice e partigiana (medaglia d’argento al valor militare), curatrice e traduttrice dell’opera di Nâzım Hikmet, tra cui la raccolta di scritti dal titolo “Paesaggi Umani”, pubblicata da Lerici nel 1966. Hikmet, poeta turco, influenzato dal sufismo (il nonno era un derviscio Mevlevi), rivoluzionario, amico di Majakovskij, concepì quell’opera negli anni del carcere, dal 1938 al 1950. Si dice che gli negarono la possibilità di scrivere e trovò il modo di far imparare i versi a memoria ai suoi compagni di cella, perché potessero trascriverli quando fossero stati messi in libertà. Un suo verso mi risuona spesso nella testa: “Sono per la chiarezza senza ombre del sole allo zenit, che non nasconde nulla del bene e del male.”

Lascia un Commento