Il performing media storytelling per l’innovazione adattiva

7 Gen, 2021

Venerdì 8 gennaio alle ore 17 su https://meet.google.com/upy-cbuf-vdy Carlo Infante, uno degli ideatori di RiavviaItalia, è protagonista del seminario su “Il performing media storytelling per rivelare Paesaggi Umani” per il corso di laurea in Architettura dell’Università della Basilicata, nell’ambito del ciclo di incontri coordinati da Ina Macaione e Laura Pavia sulla Città resiliente.

RiavviaItalia sta ancora scaldando i motori per il riavvio e sta aspettando sostegni (qui puoi) ma nel frattempo rilancia alcuni dei principi attivi su cui si stanno investendo energie progettuali, argomenti non solo teorici che possono trovare, in prospettiva, un confronto connettivo su questa piattaforma partecipativa . Quello che segue è l’incipit del seminario e in questo link trovi un’articolazione più estesa.

C’è una frase di Tolstoj che può ben definire il principio attivo che sta a monte dei processi del performing media storytelling attivati con Urban Experience: “Se descrivi bene il tuo villaggio parlerai al mondo intero”. È netta, precisa ed evocativa. Fa capire quanto sia importante essere consapevoli della propria identità e allo stesso tempo cercare di misurarci con il mondo tutto, senza rimanere prigionieri nella propria memoria, per liberare un’energia d’innovazione culturale decisamente glocal.

La differenza dallo storytelling di cui tanto ormai si parla è nell’ibridazione narrazione-azione, facendo direttamente “parlare” i territori, creando le condizioni abilitanti, ludiche e partecipative, per mettersi in sintonia con il genius loci mentre lo si esplora o lo si assaggia, operando su format di performing media (su cui c’è anche lemma Treccani) che vanno oltre il dato di rilevazione delle storie per bensì rivelarle nelle geografie che si abitano, rivelando Paesaggi Umani.

È questo uno dei temi caldi per quella ricerca d’innovazione territoriale che attraverso i format di performing media trova il suo fulcro nei walkabout, le “conversazioni nomadi” che grazie ai sistemi whisper-radio permettono di sollecitare un confronto “connettivo” mentre si passeggia, in un flusso peripatetico espanso in una diffusione radiofonica partecipativa in giro per le città e i territori. Sciamando per strade e sentieri si cerca la sintonia giusta con le piccole storie delle comunità, in un rapporto fisico, performativo e connettivo, attivando una partecipazione senziente, ludica e sodale: resiliente.

Si tratta di “accendere lo sguardo” quando si esplora l’ordinario urbano, attraversando luoghi che spesso si è convinti di conoscere a fondo. Una delle chiavi che adottiamo è quella di “girare la zolla” se non “scavare” per cogliere le stratificazioni storiche, sollecitando una memoria attiva che operi con il nostro metodo dello sguardo partecipato. E’ di questo che si tratta nell’accendere i processi partecipativi per l’innovazione sociale per rivelare, e non solo rilevare, i paesaggi umani degli ecosistemi urbani.

E’ un gesto politico-poetico di urbanismo tattico esplorare i paesaggi umani di qualsiasi periferia, comprese quelle che si trovano tra le pieghe delle aree interne e di centri che hanno perso la memoria.

L’obiettivo è far parlare la città, camminandola e rilanciandola via radio con i walkabout che lasciano tracce georeferenziate su una mappa parlante, in cui ascoltare le voci dei territori coinvolti in esplorazioni in cui si accende sguardo partecipato.

E’ un metodo che rivela il suo etimo ( methodos: riflettere camminando) permettendo di tradurre azioni senzienti e psicogeografiche in scrittura esperienziale sul geoblog, per trarre e distillare storie dagli indizi raccolti nelle geografie urbane.

Frammenti di storie senza struttura narrativa ma evocativi e performanti, capaci di riaccendere l’attenzione sul genius loci perduto e far scaturire, attraverso la congenialità delle conversazioni nomadi inscritte nelle esplorazioni, empatia.

Si tratta di un performing media storytelling che ripristina il senso naturale delle cose e insieme batte il tempo di una evoluzione antropologica che gioca con le nuove sensibilità digitali per attuare un’innovazione adattiva che faccia del web un nuovo spazio pubblico e si misuri con la creatività sociale diffusa. Una tensione desiderante tesa a rivelare l’autenticità di un concetto strategico come quello della resilienza urbana. (continua)

Aggiunto da RiavviaItalia

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