Re-Open Italy

Più che un progetto è una pianificazione strategica, RiavviaItalia lo coglie da un articolo di TheBrief che tratta della nostra piattaforma e lo rilancia. Può essere utile per alimentare la riflessione sulle azioni in grado di arginare la crisi.

Un documento che presenta una possibile architettura di Piano di Azione per gestire la crisi attuale e propone alcuni primi provvedimenti concreti. Nasce dal contributo di molti esperti in campi diversi ed è promosso da Corrado Passera. Data la natura e la complessità dei problemi in gioco, si tratta necessariamente di un’agenda aperta.”

I Governi e le classi dirigenti di tutto il mondo hanno oggi lo stesso duplice obbiettivo. La pressione su di loro è enorme. Ridurre le morti e le sofferenze che il Coronavirus potrebbe ancora creare.
Riattivare il più velocemente possibile una nuova fase di crescita economica per evitare una depressione economica dalle conseguenze inimmaginabili.
I due obbiettivi sono tra loro strettamente collegati e dobbiamo fare del nostro meglio per evitare di dover scegliere tra benessere fisico e benessere economico.

Molto è stato fatto anche in Italia e in Europa in queste prime settimane di crisi, ma evidentemente occorre integrare e consolidare quanto sinora fatto se vogliamo uscire dall’angolo nel quale ci troviamo. Servono ulteriori interventi e serve rendere più efficaci taluni di quelli già decisi. Rimettere in moto il Paese in pochissimi mesi è un obbiettivo raggiungibile, ma serve una determinazione e un dispiegamento di mezzi che ancora non si vede, ben distinguendo tra gli interventi-ponte per “sopravvivere” alla crisi e gli interventi strutturali per ricreare le condizioni della crescita. Bisogna agire con urgenza perché senza un cambio di passo la situazione potrebbe a breve scappare di mano:

Le strutture sanitarie stanno in molti casi “scoppiando” e sono tenute in funzionamento solo grazie alla generosa abnegazione dei medici e di tutto il personale. La resistenza fisica di questi eroi non è infinita. Nel triste calcolo delle morti dobbiamo tener conto dei molti che muoiono non di Covid-19, ma perché non adeguatamente seguiti a causa della crisi.
Molte imprese sono già saltate, ma moltissime altre stanno esaurendo le loro riserve finanziarie e rischiano chiusure definitive.
La resistenza di molte famiglie è a forte rischio sia per le sofferenze accumulate sia per il disagio sempre più insopportabile della “reclusione” forzata, sia per mancanza di risorse.
La tenuta sociale potrebbe essere presto a rischio in molte parti del Paese e dobbiamo fin d’ora aspettarci che “sciacalli” di ogni genere approfitteranno di una situazione che potrebbe ulteriormente degenerare.
Dobbiamo però convincerci che non ci sono scorciatoie per risolvere l’attuale situazione e che sarebbe un errore esiziale perseguirle. È necessario far di tutto per riaprire la società, ma riaprire a brevissimo (qualche settimana), anche se a scaglioni di età, avrebbe un costo enorme di vite umane senza ottenere risultati sul fronte economico. Infatti:

Le strutture sanitarie sono già oltre la saturazione e la riapertura della società in tempi troppo brevi porterebbe ad una ecatombe non essendo possibile curare i nuovi moltissimi malati che ne deriverebbero.
Inutile chiedere a gran voce la riapertura immediata delle aziende: molta gente in questa situazione sarebbe messa in grande difficoltà difronte alla richiesta di tornare a lavorare data l’alta probabilità di ammalarsi e la quasi certezza di non poter essere curata in maniera adeguata.
È un’illusione pensare che sotto una certa età il COVID-19 comporti rischi bassissimi: le statistiche ci dicono solo che, se adeguatamente curati, i giovani che si ammalano quasi sempre sopravvivono. Ma se il numero di malati dovesse esplodere, come succederebbe in caso di riapertura troppo rapida, moltissimi malati di tutte le età non potrebbero essere adeguatamente curati, con prevedibili conseguenze.
Appare molto difficile perseguire la strada di suddividere la popolazione in fasce di età e separare fisicamente i vari gruppi facendo seguire diversi regimi di vita a ciascuno. Il contagio tra persone di età diverse, ma che vivono a stretto contatto, sarebbe in gran parte inevitabile. Non dimentichiamoci che i nonni spesso vivono in casa o si occupano attivamente della gestione dei nipoti e che i bambini e i giovani in generale, proprio perché asintomatici, diventano spesso i principali diffusori del contagio.
Anche i Paesi come il Regno Unito che hanno ipotizzato di percorrere queste scorciatoie hanno dovuto ingranare precipitosamente la marcia indietro. Altri hanno demografia e organizzazione sociale molto diverse dalla nostra (Israele ha una età media della popolazione, circa la metà della nostra). Altri ancora hanno strutture sanitarie molto più attrezzate delle nostre (es. Svezia).

Serve un piano d’azione completo – a breve e a medio termine – che integri e rafforzi le misure fino ad oggi prese. Un piano che ci dia il tempo di affrontare l’emergenza sanitaria, ma che al contempo permetta di affrontare l’emergenza economica e costruisca i presupposti per riavviare la crescita. Qui di seguito vengono proposte solo alcune delle iniziative necessarie, altre sicuramente andranno aggiunte a cura degli esperti dei vari settori. Molte proposte andranno meglio precisate nei dettagli e nella loro fattibilità. Alcune di quelle elencate sono già programmate e altre sono già state suggerite da altri: è importante che tutti i contributi utili convergano in un unico piano d’azione coerente.

I seguenti elementi del Piano vanno portati avanti tutti contemporaneamente e in maniera coordinata.

Contenere il contagio e gestirlo.
Rafforzare le strutture sanitarie e di assistenza.
Assicurare la resistenza finanziaria di famiglie e imprese.
Ricreare i presupposti della crescita economica in Italia e in Europa

(nel link il documento esteso)

scritto da: Carlo infante

  

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